di Germano Barban
Antonio Iglio (Napoli, 1932 – 2024), musicista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, è stato una delle molte anime musicali di Napoli, legato alla tradizione partenopea ma anche jazzista progressivo il cui contributo, ricco e vivace ha superato le mode e il tempo.
Autore di un album memorabile anche se poco conosciuto del 1971 con cui ha creato un nuovo stile di musica jazz, tra il progressivo e lo sperimentale. Il minimalismo e lo psichedelico, senza di fatto appartenere a nessuno di queste correnti. Già il titolo lascia perplessi: Drugstore, un concept dedicato alle droghe e i suoi effetti con una musicalità affascinante, ricca di elementi percussivi e difficilmente accostabile a quanto ascoltato in precedenza. Militante della musica jazz sin dagli anni ‘50, per poi dedicarsi alla direzione d’orchestra e attraversare le multiformi aree della canzone napoletana tradizionale con i suoi limiti, ma sempre ricca di esotismo e di allegria, nonostante la forma di canzone strappalacrime e sdolcinata.
Le musiche di Drugstore, interamente composte e dirette da Iglio furono registrato in un vecchio teatro di Napoli con un ensemble di ottimi musicisti tra cui lo stesso Iglio che suona il saxofono, il piano e l’organo e pubblicato dalla Try Records di Napoli. Molto indovinata la copertina che presenta l’ immagine disegnata di un volto allucinato che si fonde con una grafica surreale e psichedelica. L’album edito in una prima versione promo di pochi esemplari, rarissima e in bianco e nero, poi nella versione commerciale con una colorazione rosso acceso di effetto psichedelico, passò quasi inosservato per poi finire nel calderone delle sonorizzazioni dove i brani ebbero largo utilizzo nei programmi televisivi, rimanendo pressoché senza i crediti di riferimento. Solo nel 2015 la Cinedelic Records ne fece un tardivo recupero, ristampando il disco in edizione limitata e numerata su vinile nero, colorato rosso e CD
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