Dopo aver sperimentato in lungo e in largo ogni genere musicale, dal beat alla canzone d’autore, dal pop alla sperimentazione, dal rock alla classica, a 58 anni Franco Battiato realizza uno dei suoi sogni nel cassetto, quello di dirigere un film. Lo fa con Perduto amor, nel quale, anche se afferma che non è autobiografico, in realtà parla di un ragazzo che parte dalla Sicilia con destinazione Milano in cerca di successo portando con sé una valigia piena di speranze.

“Ci sono musicisti che sono nati già tali, altri che si sono formati lungo la strada. Io appartengo a questa seconda categoria. Quando avevo diciotto anni volevo solo far successo, non mi interessava altro, né conoscere altro. La partenza dalla Sicilia per Milano è stata segnata da questo…”. Così si espresse Franco Battiato su gli inizi artistici della sua lunga e straordinaria carriera, in una intervista che gli feci nel febbraio ’97. Una storia la sua che aderisce perfettamente alla trama che ha voluto titolare Perduto amor, come una canzone del ‘63 portata al successo in Italia e in Europa, da Adamo (Salvatore Adamo) guada caso, un artista che per avere successo lasciò la Sicilia, per l’esattezza Comiso di Ragusa, per emigrare in Belgio e conquistare il successo sul posto e in Francia, e solo in un secondo tempo nella sua Italia, centrando moltissimi hit discografici anche nella nostra lingua (Gridare il tuo nome, La notte, Non mi tenere il broncio, Amo, Se mai, Inch’Allah, Affida una lacrima al vento, solo per citarne alcuni). Riconosciuto come film d’interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, Perduto amor, opera prima di Battiato ha ricevuto un ottimo consenso di critica, oltre a 6 candidature ai “Nastro d’Argento 2004” tra cui quello conquistato quale “miglior regista esordiente” e vari altri premi minori in Italia e all’estero.

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Fernando Fratarcangeli

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