Italiano, inglese e arabo. Il blues, la polvere e la battaglia. Un nuovo disco come mille nuovi dischi
di Paolo Tocco
Penso che questo sia il miglior disco di Carmelo Pipitone. Lo penso davvero. La delicatezza con cui accoglie le mie domande, l’onestà e l’istinto limpido con cui trasforma la semplicità di una canzone, la modestia con cui sperimenta e inventa nuove forme da dare al suono: sono questi il centro nevralgico di un disco come Quinto Quarto. Blues, noise, world, folk. E molto altro ancora. Come, in fondo, accade ormai da tempo quando si parla delle sue scritture. È un disco che combatte, che non si piega al politicamente corretto, che mette a nudo l’anima e il suo modo di stare al mondo, edulcorando con peso poetico e allegorie l’inutile stupidità del qualunquismo quotidiano.
Ti avevo lasciato con il disco Solo dal vivo. C’erano le tue canzoni, ma anche sperimentazioni di forme e suoni. E anche qui, di nuovo, non la tua vena più sincera, più istintiva… vero?
Vero. Quello che dici appartiene a un altro tempo. Ho voluto voltare pagina, ma sempre con la stessa mentalità, lo stesso modus operandi. In qualche modo bisogna sempre riarrangiare ciò che abbiamo pensato in passato, dandogli una veste nuova. Ecco perché si portano le canzoni dal vivo: quando lo fai, inevitabilmente cambiano. Ed..
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