di Alessandro Pomponi * als.pmp@iol.it
Normalmente, quando una formazione dura solo il breve volgere di una stagione, è segno che qualcosa non funziona a dovere. Questo è vero solo in parte per i Blind Faith.
Non tutto, infatti, girò per il verso migliore, nei mesi in cui la band è rimasta in vita, e forse l’amalgama atteso tra i tre musicisti non ottenne appieno gli effetti desiderati. Ma il loro unico album è entrato nella storia, anche in virtù di una copertina estremamente provocatoria ed è ancora oggi ricordato come uno dei capisaldi del rock inglese della fine degli anni ’60.
I Blind Faith nascono all’inizio del 1969, quale unione quasi naturale dei leader dei due gruppi di maggior successo che si erano appena sciolti, ovvero Eric Clapton dei Cream e Steve Winwood dei Traffic. Ben presto si unisce, sempre proveniente dai Cream, il batterista Ginger Baker (anche se voci di corridoio dicono che Clapton avrebbe preferito Jim Capaldi) ed il terzetto inizia a provare e sperimentare, dapprima a casa di Clapton, successivamente negli Studi di Manor a Londra…
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